












Santa
Croce e la Rocca di Arduino
Monte
della Motta: ruderi della Rocca di Arduino
La Rocca di Sparone è immancabilmente legata all'epica figura di
Arduino, marchese d'Ivrea (955-1015). Messosi a capo di un'opposizione
antimperiale, Arduino fu incoronato Re d'Italia il 15 febbraio del 1002
nella chiesa di San Michele a Pavia e successivamente ebbe assidui conflitti
con gli imperatori di Germania.
[continua]
Monte
della Motta: antica Chiesa Parrocchiale della Santa Croce
Appena fuori dall'abitato di Sparone, su una collina, si trovano le rovine
dell'antico castello di Arduino, marchese d'Ivrea, di cui resta solo un
muro dove è ben visibile la tecnica di costruzione detta a "spina
di pesce", che permette di datarne la costruzione al Medioevo. Attigua
ai ruderi è l'antica chiesa parrocchiale di Santa Croce, il monumento
meglio conservato, oggetto di recenti restauri.
Antica
Chiesa Parrocchiale della Santa Croce
Appena
fuori dall'abitato di Sparone, su una collina, si trovano le rovine dell'antico
castello di Arduino, marchese d'Ivrea, di cui resta solo un muro
dove è ben visibile la tecnica di costruzione detta a "spina
di pesce", che permette di datarne la costruzione al Medioevo. Attigua
ai ruderi è l'antica chiesa parrocchiale di Santa Croce, il monumento
meglio conservato, oggetto di recenti restauri. L'edificio è databile
secondo A. Kingsley Porter, intorno al 1025: forse fu eretto su
commissione dello stesso Arduino che volle onorare il luogo della sua
vittoria con una grande chiesa. Il pronao e l'interno ad un'unica navata
sono spogli.
Gli
affreschi
L'elemento più rilevante sono gli affreschi scoperti durante i
recenti restauri nella zona absidale, databili nel periodo tra la fine
del '300 e primi anni del '400, attribuibili ad un pittore
formatosi sulla tradizione post-giottesca. Ai due lati dell'abside, sotto
i due pennacchi a tromba posti tra le pareti laterali e l'arco absidale
è conservata un'Annunciazione, con l'arcangelo Gabriele
alla sinistra e la Vergine alla destra. Nell'abside è stato rinvenuto
un ciclo pittorico che fu coperto da tinteggiatura molto probabilmente
durante i lavori di restauro effettuati nel 1882 dal parroco Don Faletti.
Nel catino absidale è raffigurato il Cristo Pantocratore
in una mandorla con i quattro Evangelisti e i dodici Apostoli nella parete
sottostante. I lavori di restauro hanno pure rilevato la presenza di affreschi
sottostanti più antichi, probabilmente romanici.
Già
in varie visite pastorali vengono citati gli affreschi di Santa
Croce: "Sulla parete sopra l'altare sono riprodotte, affrescate,
diverse immagini
" (Visita di Mons. Cesare Camillo Ferreri del
1582) - "L'altare è addossato alla parete di fondo
è
posto sotto una volta completamente dipinta, dove si scorgono delle antiche
immagini
" (Visita di Mons. Ottavio Asinari del 1647) - "All'estremità
della navata, sotto l'arcata intonacata e dipinta, è edificato
un altare
" (Visita di Mons. Giacinto Trucchi del 1670) - "Dietro
l'altare maggiore
sulla volta e sulle pareti ci sono dipinte delle
figure di foggia antica
" (Visita di Mons. Giuseppe Pochettini
del 1778) - "Dietro l'altare maggiore vi è il coro, sopra
al quale la volta è fatta ad arco e nelle cui pareti sono dipinte
delle antichissime immagini
" (Visita di Mons. Luigi Paolo Pochettini
del 1826).
La volta
Nel '600 non esisteva soffittatura, come annota Mons. Asinari nel 1647
"la chiesa non ha una volta nel sottotetto, vi sono solo tre archi
di sostegno
". La
volta in muratura, intonacata ed imbiancata, fu costruita molto probabilmente
nei primi decenni del '700: la cita per la prima volta Mons. De Nicola
nel 1729
"la pioggia filtra dalla volta a causa di qualche
falda sul tetto
". Mons. De Villa nel 1750 appunta: "l'edificio
ha
volta e pareti imbiancate
" ed anche ne trattano i visitatori
successivi. La volta venne poi demolita verso il 1960 durante i
lavori di rifacimento del tetto ed il soffitto rimase con la travatura
a vista, come si presenta tutt'oggi.
Cappella
di San Vincenzo
Sulla destra si apre la cappella di San Vincenzo Ferrer, predicatore
domenicano spagnolo, che conserva ancora le decorazioni della volta eseguite
nel 1882 e la grande pala d'altare che porta la scritta "Giovanni
Domenico Aimonetto, eremita 1758". La cappella laterale è
descritta per la prima volta nel 1765 da Mons. Rorengo, dove "
viene
trovata costruita dal lato dell'Epistola una cappella intitolata a San
Vincenzo Ferreri: essa si presenta elegante, con volta e pareti rinzaffate
e imbiancate, tuttavia l'altare non è perfetto e non è provvisto
del necessario
".
Il campanile
È citato già nella visita di Mons. Cesare Ferreri del 1582:
"
la chiesa è affiancata da un campanile con una campana
".
Osservando il campanile è facile scorgere le antiche finestre ad
arco murate, poste più in basso rispetto alle finestre attuali
perché anticamente il campanile era più basso e fu elevato
nel 1717, come citato nel "Libro degli Ordinati" conservato
nell'Archivio Comunale.
Cappella
di San Silvestro
Fino alla fine del '600, vicino alla chiesa di Santa Croce, vi era un'altra
chiesa più piccola, citata nelle visite pastorali del 1616, 1647,
1660 e 1670, dedicata a San Silvestro papa, dove era conservata
l'antica croce lignea (in seguito trasferita nella chiesa di Santa Croce)
con molte reliquie, notate in un antico scritto di ricognizione del 22
marzo 1498, firmato dal nobile Cristoforo di Valperga in atto di esaltazione
alla Santissima Croce, come cita Mons. Asinari nel 1647.
Nel 1670 Mons. Trucchi descrive la cappella già spoglia e priva
di tutte le suppellettili necessarie per le celebrazioni. Nel 1699 Mons.
Lambert segna sotto la dicitura "San Silvestro e Santa Croce":
una chiesa che probabilmente è la fusione dei due edifici, prima
leggermente scostati. I visitatori successivi riportano soltanto la chiesa
di Santa Croce e non menzionano più l'antica cappella di San Silvestro.





